Pubblicato da: liberidiscegliere | marzo 15, 2009

La causa facebook ha superato le 100.000 adesioni

TESTAMENTO BIOLOGICO: LA CAUSA SU FACEBOOK RAGGIUNGE QUOTA 100MILA ADESIONI,
MARINO: “ITALIA PAESE MIGLIORE DI CHI LO GOVERNA”

In centomila per sostenere il ddl Marino sul testamento biologico. E’ questo ad oggi lo straordinario numero di adesioni raccolte su Facebook dal circolo online del Pd “Barack Obama” (www.pdobama.net), a sostegno di una legge sul testamento biologico che lasci ai cittadini la libertà di scegliere.

Centomila persone concordi su una posizione semplice e chiara: «E’ necessario dare a ogni persona il diritto di indicare le cure e i trattamenti che ritiene accettabili per se stesso, nel caso in cui un giorno diventasse incapace di intendere e di volere».

«L’incredibile risultato ottenuto su Facebook ci ricorda che l’Italia è un Paese migliore di chi lo governa – commenta il senatore Ignazio Marino – Se non ci sarà la volontà di modificare in Aula al Senato, il brutto disegno di legge sul testamento biologico, approvato ieri dalla Commissione Sanità, toccherà proprio ai cittadini riportare il tema sul cammino di libertà, indicato dall’art. 32 della nostra Costituzione».

«Sono convinto – ha affermato Marino – che le adesioni alla causa su Facebook, insieme alle ormai 150.000 firme raccolte su www.appellotestamentobiologico.it, daranno maggior forza alla battaglia che stiamo conducendo per il diritto alle cure, ma non il dovere alle terapie».

«E’ un risultato notevole che dovrebbe far riflettere chi si accinge a legiferare su un tema così delicato – ha detto Daniele Mazzini, coordinatore del circolo -. Del resto le stesse rilevazioni demoscopiche hanno indicato da tempo l’opinione degli italiani su questo tema: gli italiani vogliono scegliere».

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Pubblicato da: liberidiscegliere | febbraio 28, 2009

E lo chiamano atto dovuto

di Adriano Sofri, Repubblica

IL SIGNOR E. indagato per omicidio volontario. Che cosa avete provato, prima ancora che pensato, sentendo la notizia? Vediamo. Il giorno prima era stata la volta delle fotografie scattate nella stanza di Eluana. Sequestrate la mattina da una procura, dissequestrate la sera dalla procura superiore, e pratica chiusa. Questione di un giovedì qualunque. Venerdì: il signor E. in associazione – in combutta, diciamo – con altre 13 (tredici) persone, medici e infermieri, è inquisito per omicidio volontario aggravatissimo. Scrivo prima di sapere che cosa stia per portare la sera di venerdì, e poi la mattina di sabato. Bisogna pure che ogni giorno abbia la sua pena.

Però, superato il primo inevitabile moto di insofferenza e indignazione – le avete provate, no? – la domanda diventa: si può prendere sul serio tutto ciò? Non risponderò, e passerò al secondo punto, l’atto dovuto. Insieme alla notizia dell’apertura dell’indagine, infatti, come succede sempre più spesso, la Procura udinese si è premurata di aggiungere che si trattava di un “atto dovuto”. Prescindendo dalla competenza in diritto e procedure, che non appartiene alla maggioranza di noi, si può interrogarsi sul significato comune, non specialistico, delle parole “atto dovuto”. Vuol dire che non se ne può fare a meno.

Per qualche ragione misteriosa, la magistratura inquirente non può fare a meno di una torbida assurdità come l’imputazione di una realizzata volontà omicida a quelle quattordici persone, dietro le quali sta oltretutto una sequela impressionante di pronunciamenti della stessa magistratura giudicante. Associazioni e cittadini dotati di nome e cognome hanno ritenuto di avanzare denunce per omicidio volontario aggravato: e questo basta a costringere la magistratura a prendere sul serio un’assurdità oltraggiosa? La giustizia ha qualcosa da guadagnare da una simile accezione dell’atto per lei dovuto?

Perché l’atto dovuto abbia una minima parvenza di dignità bisogna che l’addebito abbia almeno una minima possibilità di mostrarsi fondato. Questo ci riporta alla casella di cui sopra, cioè alla domanda se sia possibile immaginare anche solo per un momento la condanna di quelle quattordici persone per omicidio volontario aggravato. È possibile?

Prima di rispondere definitivamente, fermiamoci su un altro punto che ha costellato tutta questa vicissitudine fra poco ventennale. Il signor E. essendo stato protagonista di un impegno pubblico diventato così clamoroso e tormentoso, e così emotivamente e simbolicamente coinvolgente, il signor E., per quanto visto con gli occhi e ascoltato con le orecchie da tanti milioni di concittadini, è stato soprattutto immaginato.

Benché si avesse l’impressione di conoscerlo, soprattutto lo si immaginava, per l’impulso irresistibile e umanissimo a mettersi nei suoi panni, a chiedersi che cosa, dietro quella sua tenacia pubblica e la paziente ripetizione dei suoi ricordi e dei suoi argomenti, lo rosicchiasse dentro e dentro gli ruggisse.

La liberazione della quale il signor E. parlava da tanti anni, per sua figlia e per sé e per tutti, lo avrebbe restituito – lo stava già facendo – a una dimensione ordinaria, cioè non più straordinaria, lo avrebbe fatto conoscere, o dimenticare, come la persona che è, e non più immaginare come la figura cui la lunga sfida lo aveva consegnato. Niente da fare. Anche qui, il gioco dell’oca incattivita che ha sequestrato la vicissitudine del signor E. l’ha riconsegnato all’immaginazione. Da ieri, siamo tornati a chiederci: “Che cosa proverei se, nei panni di quel padre, mi fossi saputo indagato da una Procura del giovedì per omicidio volontario di mia figlia?”.

Veniamo alla risposta provvisoriamente finale. Evidentemente è possibile figurarsi una condanna dei Quattordici per omicidio volontario aggravato, dal momento che un Gran Cardinale ha già pronunciato la sua sentenza, rinviando ai dieci comandamenti fatti coincidere con la sua idea di codice penale. È così? No, per fortuna. Perché un piccolo parroco – piccolissimo: di Paluzza – ha detto: “Gli uomini di Chiesa moderino il linguaggio, non si può usare un linguaggio come quello del cardinale Barragan. Beppino ha sbagliato, lui sa che ho una visione opposta alla sua, ma tra noi c’è rispetto. Usare parole come “assassino” o “omicida” e apostrofare una persona in questo modo non è da cristiani”.

Ecco. Sarà dovuto, l’atto, ma non è da cristiani.

Pubblicato da: liberidiscegliere | febbraio 26, 2009

Il ddl di Raffaele Calabrò non è sul testamento biologico

di Chiara Lalli via iMille

Non basta chiamarlo testamento biologico per far sì che sia davvero tale. Se non vengono rispettate alcune condizioni necessarie rimane soltanto un involucro chiamato testamento biologico, e all’interno un malcelato paternalismo che sembra avere 7 vite come i più immortali tra i gatti.

Una legge su un simile simulacro non solo sarebbe inutile, ma sarebbe dannosa. Perché la normativa sulle direttive anticipate dovrebbe regolamentare e garantire il rispetto delle decisioni di ciascuno di noi qualora non fossimo più in condizione di esprimere le nostre preferenze. Il testamento biologico dovrebbe assicurarci la possibilità di esprimere oggi le nostre volontà per un domani in cui non sarà più possibile farlo, perché abbiamo subito un incidente o perché l’aggravamento di una malattia ce lo impedisce. Dovrebbe, in altre parole, protrarre nel tempo un diritto che ci è già garantito e che è ben espresso nel consenso informato. Quando acconsentiamo ad un intervento chirurgico, per esempio, già “estendiamo” le nostre volontà per un tempo futuro: quello della anestesia e quello che passeremo in stato di incoscienza (si pensi ad interventi che richiedono molte ore di anestesia generale e molte ore, se non giorni, di sedazione tale da impedire una manifestazione attuale del nostro volere). Scegliere se e come curarci, decidere come vivere a patto che la nostra decisione ricada su di noi è un diritto fondamentale. Il patto di non recare danno a terzi è rispettato se decido di non nutrirmi, di non sottopormi alla chemioterapia o di non essere trachestomizzata. Il cuore della normativa sul testamento biologico dovrebbe essere la garanzia dell’autodeterminazione del singolo, sostenuta da articoli spesso citati, raramente presi sul serio. Basti pensare all’articolo 13 (“La libertà personale è inviolabile”) e 32 della Costituzione Italiana (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo[1] e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”).
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Pubblicato da: liberidiscegliere | febbraio 15, 2009

La nuova legge truffa

di Stefano Rodotà – Repubblica.it

Torna un’espressione che sembrava confinata nel passato – “legge truffa”. Ed è giusto che si dica così, perché non altrimenti può essere definito il testo preparato dalla maggioranza per introdurre nel nostro sistema le “direttive anticipate di trattamento” (o testamento biologico) e che, in concreto, ha l’opposto obiettivo di cancellare ogni rilevanza della volontà delle persone. Non solo per quanto riguarda il morire, ma incidendo più in generale sulla possibilità stessa di governare liberamente la propria vita.

Poiché, tuttavia, si discute di fondamenti, appunto dello statuto della persona e del rapporto tra la vita e le regole giuridiche, bisogna almeno fare un tentativo di andar oltre la rozzezza delle argomentazioni che ci hanno afflitto in queste difficili settimane e che rischiano di trascinarsi anche nell’immediato futuro.

Due ammonimenti dovrebbero guidare chi si accinge a legiferare sulla dignità del morire. Il primo viene da un grande giudice americano, Oliver Wendell Holmes: “Hard cases make bad laws”, i casi difficili producono leggi cattive. Questa affermazione lapidaria è stata variamente interpretata e discussa, ma se ne può cogliere il nocciolo nell’invito a separare la legge dall’occasione, la creazione di una norma destinata a durare dall’emozione di un momento. Rischia di accadere il contrario. L’ossessione della turbolegge (ieri in tre giorni, oggi in tre settimane) possiede la maggioranza e frastorna il Pd. Non riflessione pacata, ma frettolosa imposizione di norme incuranti della loro coerenza interna e, soprattutto, della loro conformità alla Costituzione.
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Questa mattina, a Roma, organizzato dall’associazione Luca Coscioni.

Il video. Non perdetevi, fra tutti, il Professor De Fanti, neurologo e medico di Eluana, Stefano Rodotà, Ignazio Marino, Mina Welby ed Emma Bonino.

Pubblicato da: liberidiscegliere | febbraio 13, 2009

Aggiornamento pagina materiali

Nella pagina materiali trovate un puntuale confronto fra il DDL Marino e quello Calabrò, sul quale si è compattata la maggioranza e che potrebbe essere, temiamo, il testo licenziato dalle camere, per il quale ringraziamo Ivana Di Carlo.

Pubblicato da: liberidiscegliere | febbraio 13, 2009

fammiscegliere.com

Segnaliamo l’iniziativa fammisegliere.com, eccone il manifesto:

fammiscegliere.com

fammiscegliere.com

Vogliamo dare vita ad una campagna, durante queste settimane di dibattito parlamentare, per sostenere una buona legge sul testamento biologico: una legge che lasci piena libertà di scelta alla persona per quanto riguarda la fine della propria vita. Diciamo “fammi scegliere” perché ciascuno possa decidere liberamente quali trattamenti vuole che gli vengano somministrati e quali no in caso si trovi in stato d’incoscienza. Non diamo a questa iniziativa alcun segno di appartenenza partitica, ma ci rivolgiamo direttamente a tutte le persone che credono nella libertà dell’individuo e nella sua capacità di scelta. Mettiamo al centro l’esperienza personale, senza nessun altro riferimento ideologico. Vogliamo farci ascoltare da chi siede in parlamento e vota le leggi. L’adesione alla campagna si concretizza nell’esposizione di un semplice simbolo: una X che rappresenta la scelta, con due linee di diverso colore che si incrociano, perché ognuno è libero di prendere la strada che preferisce. Un simbolo da mettere su blog, social network, in casa, alle finestre, indosso, in luoghi pubblici e privati. Siamo convinti, al di là degli steccati ideologici, che la maggioranza degli italiani pensi che le persone siano in grado di decidere da sole quando si tratta della propria vita e che non vogliano delegare questa scelta a nessun altro. E allora facciamola vedere questa Italia diversa da quella che viene rappresentata in tv e in parlamento: un’Italia più libera e più umana. Fammi scegliere, voglio il testamento biologico, voglio una buona legge.

Pubblicato da: liberidiscegliere | febbraio 12, 2009

Contributo al dibattito

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Contributo al dibattito di Daniele Mazzola (Coordinatore circolo PD di Carvico, Villa d’Adda, Sotto il Monte)
Alla luce dei recenti accadimenti all’interno del nostro Partito si è assistito al ritorno di un dibattito su questioni nelle quali vengono coinvolte la propria filosofia di vita, il proprio credo e le proprie convinzioni morali.

Dal momento della formazione del nostro Partito il dibattito, in Parlamento o altrove, quando si è trattato di deliberare su leggi che mettevano in gioco queste questioni, è stato soffocato o nascosto sotto il “voto secondo libertà di coscienza”.

Anche nella più recente delle vicende, in una intervista (L’Unità – 09/02/09), il segretario del Partito ha affermato, su grandi temi come questi: “bisogna abituarsi al fatto che nei grandi partiti, come il nostro, esistano diverse posizioni sulle questioni etiche” e pertanto accettare come conseguente una divisione del Partito nel voto parlamentare. Alla luce di questo ci nascono però alcune domande:

La libertà di coscienza dei parlamentari non si scontra con la libertà di coscienza del singolo cittadino? Se si impedisce ad una persona, attraverso una legge, di compiere delle scelte sul suo modo di vivere non si infrange il principio di uno Stato laico? Non si va verso uno Stato etico? La libertà di coscienza dei parlamentari non dovrebbe venire meno in questo caso?
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Pubblicato da: liberidiscegliere | febbraio 7, 2009

Sit-in nazionale per Eluana Englaro

La Consulta di Bioetica promuove un sit-in nazionale per il prossimo martedì 10 febbraio alle ore 17,30.

PER ELUANA ENGLARO E LO STATO DI DIRITTO

Fiduciosi che la vicenda di Eluana si potesse finalmente concludere come Lei stessa avrebbe voluto, non siamo intervenuti prima per ottemperare alle richieste di silenzio della famiglia Englaro. Ora che lo Stato di diritto è sottoposto a duri attacchi dai fanatici della sacralità della vita, vogliamo far sentire la voce di chi ritiene che l’autonomia delle persone è inviolabile, così come lo è la laicità dello Stato. E vogliamo essere vicini a Beppino Englaro che, per il suo impegno, consideriamo meritevole dei più alti riconoscimenti civili, rappresentando un modello da additare al Paese.

Info: segreteria@consultadibioetica.org – Tel. 02.58.300.423 – 339.33.35.461
www.consultadibioetica.org
Comunicate la vostra adesione

Per aderire o avere informazione sul sit-in di Roma: consultadibioetica.roma@gmail.com

DOVE SIAMO:

– Milano: Piazza San Babila – Torino: Piazza San Carlo
– Pisa: Largo Ciro Menotti – Roma: Campo dei Fiori
– Bologna: Piazza Nettuno

HANNO ADERITO:
Patrizia Borsellino, Maurizio Mori, Emilio D’Orazio, Mario Riccio, Sergio Bartolommei, Simonetta Lagorio, Mariella Immacolato, Nicola Pasini, Gianni Vattimo, Claudio Luzzati, Giuseppe Laterza, Eugenio Lecaldano, Sebastiano Maffettone, Roberto Sala, Tito Magri, Francesco S. Trincia, Pierfrancesco Majorino, Lorella Magnani, Elisa Menconi, Adele Gazzani, Cristiana Marchese, Marco Bo, Norma Trezzi, Elena Nave, Maurizio Balistreri, Sergio Roda, Francesco Remotti, Mauro Romanelli, Simone Pollo, Caterina Botti, Chiara Lalli, Valentina Questa, Monica Soldano, Enzo Marzo, Sara Patuzzo, Giuseppe Deiana, Gianna Milano, Marilisa D’Amico, Elena Cattaneo, Giuliana Michelini, Alessandro Litta Modignani, Laura Specchio, Maurizio Cecconi, Marco Vipriano, Paolo Briziobello, Riccardo Conte, Fabio Pellegatta, Marina Sozzi, Giuseppe Platone, Sergio Rostagno, Francesca Bonaccorsi, Cristina Pardini, Giordana Pagliarini, Serena Corrao, Laura Grasso, Nadia Bettazzoli, Manuela Limonta, Anna Pedrazzi, Valeria Sborlino, Fausto Valz Gris, Riccardo Nencini, Luca Savarini, Antonio Bagnoli, Andrea De Maria, Giovanni De Rose, Beppe Ramina, Valerio Monteventi, Anna Pintore, Antonio Caputo, Gian Mario Felicetti, Danilo Zolo, Amedeo Alpi, Adriano Prosperi, Alessandra Di Marzio, Marlis Ingenmey, Claudio Luzzati, Maria Serenella Pignotti, Barbara Continenza, Gianluca Felicetti, Francesco Ferretti, Sarin Marchetti, Vera Tripodi, Roberto Battistoni, Francesca Zajczyk

Associazione Politeia, Arcigay, Associazione Coscioni, Radicali Italiani, UAAR, Radicali Adelaide Aglietta, Associazione Libera Uscita, PresenteèFuturo, Verdi Toscana, Fondazione Critica Liberale,
Associazione Radicale Certi Diritti, Sinistra Democratica per il socialismo Europeo – Milano, Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”

Aggiornato al 6 febbraio 2009 ore 23.19
Sezione di Milano
Consulta Laica di Bioetica di Torino“A. Vitelli” – Bioeto
Sezione della Sardegna
Sezione di Pisa
Sezione di Lecce
Sezione di Verona

Pubblicato da: liberidiscegliere | febbraio 6, 2009

Distinguere il possibile dall’impossibile

di Umberto Veronesi (Repubblica.it)

LA forte ondata emotiva che accompagna la vicenda di Eluana rischia di sviare l’attenzione dal cuore del problema. L’ordinamento del nostro Paese prevede per tutti il diritto di rifiutare i trattamenti. Anche i trattamenti cosiddetti “di sostegno”, come la nutrizione artificiale o la trasfusione di sangue, ma ora si vorrebbe calpestare questa norma fondamentale, violando il diritto di autoderminazione delle persone, che è sacrosanto per ognuno di noi.

Capisco e intimamente condivido la commozione profonda che pervade in queste ore tutto il Paese, ma a questo punto il sentimento non deve impedire di capire cosa si può fare e cosa non si può fare. Cancellare la morte? Non si può fare. Evitare la sofferenza ai familiari o a chi assiste a una morte? Non si può fare. Abolire il diritto dei medici di decidere secondo scienza e coscienza? Ancora, non si può. Spazzare via con un colpo di spugna i diritti fondamentali delle persone e dei malati, conquistati con fatica e difesi per decenni? Neppure. Mettere governo e giustizia l’uno contro l’altra, con provvedimenti in cui la politica nega ciò che le Corti hanno deciso? Davvero non si può; e soprattutto non si deve. E io credo che il governo e il Parlamento non lo faranno.
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