Pubblicato da: liberidiscegliere | febbraio 12, 2009

Contributo al dibattito

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Contributo al dibattito di Daniele Mazzola (Coordinatore circolo PD di Carvico, Villa d’Adda, Sotto il Monte)
Alla luce dei recenti accadimenti all’interno del nostro Partito si è assistito al ritorno di un dibattito su questioni nelle quali vengono coinvolte la propria filosofia di vita, il proprio credo e le proprie convinzioni morali.

Dal momento della formazione del nostro Partito il dibattito, in Parlamento o altrove, quando si è trattato di deliberare su leggi che mettevano in gioco queste questioni, è stato soffocato o nascosto sotto il “voto secondo libertà di coscienza”.

Anche nella più recente delle vicende, in una intervista (L’Unità – 09/02/09), il segretario del Partito ha affermato, su grandi temi come questi: “bisogna abituarsi al fatto che nei grandi partiti, come il nostro, esistano diverse posizioni sulle questioni etiche” e pertanto accettare come conseguente una divisione del Partito nel voto parlamentare. Alla luce di questo ci nascono però alcune domande:

La libertà di coscienza dei parlamentari non si scontra con la libertà di coscienza del singolo cittadino? Se si impedisce ad una persona, attraverso una legge, di compiere delle scelte sul suo modo di vivere non si infrange il principio di uno Stato laico? Non si va verso uno Stato etico? La libertà di coscienza dei parlamentari non dovrebbe venire meno in questo caso?

La risposta a queste domande risiede, a nostro mio di vedere, nella finalità attribuite ad uno stato democratico: scopo di uno stato democratico è il concedere sempre maggiore libertà di scelta al singolo individuo, ogni qual volta naturalmente questa non vada a ledere le libertà di altri.

Questo principio, intoccabile in una società democratica, si può tradurre sostanzialmente in quanto segue: non si può imporre a nessuno di comportarsi, riguardo alla propria vita, come la maggioranza decida che ci si debba comportare. Lo stato deve garantire un diritto e non obbligare un comportamento.

Pertanto ad esempio si deve garantire, e lo garantiamo, il diritto al divorzio, in quanto questo non lede la libertà di nessun altro individuo, ma massimizza la libertà di due cittadini di comportarsi come la loro morale, che possiamo anche considerare pessima, ritiene opportuno. Se c’è un cittadino, uno solo, a volere un diretto, e questo diritto non lede la libertà di altri, lo stato questo diritto deve riconoscerlo.

Questo principio vale anche quando si deve disporre della propria morte, quando una persona è capace di intendere e di volere e ha conoscenza delle pratiche mediche dovrebbe avere il diritto di disporre della propria vita secondo la sua volontà, indipendentemente dal fatto che la stragrande maggioranza della popolazione la pensi o meno diversamente.

Siamo coscienti dell’esistenza di una corrente di pensiero, non solo cattolica, nella quale si afferma: certamente la libertà di scelta è inviolabile ma la vita è un bene indisponibile, anche per la persona; quindi questo bene indisponibile deve essere tutelato in tutte le forme disponibili all’uomo, e quindi anche attraverso la legge di uno Stato.

Tuttavia riteniamo che questa corrente di pensiero, sia essa di natura filosofica o religiosa, sia una visione soggettiva del mondo, non elevabile a principio universale, e che uno Stato democratico non debba sposare nessuna corrente di pensiero ma debba anzi garantire ad ognuna pari diritto ad esistere. Svolge questo compito assicurando ad una persona, nel caso specifico, il diritto ad essere tenuto in vita con ausilio di macchine anche in presenza di lesioni traumatiche cerebrali irreversibili, sia, d’altro canto, assicurando a tutti gli altri cittadini, siano essi minoranza, maggioranza, o singoli casi, il diritto di disporre l’arresto del mantenimento in vita.

L’imposizione di un modello di comportamento da parte delle Stato, là dove potrebbe essere invece consentito un diritto di scelta, classifica quello stesso Stato come Stato etico e non come Stato democratico.

Indipendentemente dalla scelte e dalle convinzioni personali di ogni singolo parlamentare riteniamo quindi che la libertà di coscienza in questi casi vada a ledere il principio di libertà di scelta di ogni singolo cittadino e quindi l’essenza stessa di uno Stato democratico.

Non ho certezze assolute sulla vita e sulla morte: vorrei che nessuno possa imporre agli altri le proprie.

Alla luce di quanto detto e in considerazione delle seguenti affermazioni:

  • nessuno possa essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge (art. 32 Costituzione Repubblica Italiana)
  • i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la propria volontà, saranno tenuti in considerazione (L. 28 marzo 2001, n.145, Convenzione sui diritti umani e la biomedicina)

Ritengo sia doveroso chiedere:

  • Ai Deputati e ai Senatori del Partito Democratico di votare compattamente contro una legge nel cosa essa vada a ledere il diritto del singolo cittadino di disporre come meglio crede della propria fine vita.
  • Ai Deputati e ai Senatori del Partito Democratico di farsi promotori di una legge che dia a noi cittadini il diritto di disporre della nostra vita seconda volontà e coscienza. Una legge (chiamiamola testamento biologico, testamento di vita o dichiarazione anticipata di trattamento) che sia l’espressione della volontà da parte di una persona (testatore), fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare (considerando nutrizione e idratazione attraverso macchine delle terapie a tutti gli effetti) nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato) per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.
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