Pubblicato da: liberidiscegliere | gennaio 24, 2009

Eluana, la famiglia punta su Udine Il trasferimento tra pochi giorni

di PIERO COLAPRICO
MILANO – Le stanze ci sono, sono state individuate. Non si trovano all’interno dei reparti di maggiore passaggio, ma per rispettare la privacy ed evitare anche un possibile eccesso di confusione, sono allestite in una zona più appartata, sempre dentro la grande struttura della “Quiete”. Alla direzione sanitaria hanno anche in mano, così spiegano, la fotocopia della cartella clinica di Eluana Englaro, in stato vegetativo da diciassette anni e sei giorni oggi, con prognosi e condizioni generali. La conclusione è logica. Basta superare alcuni impedimenti burocratici, come per esempio il trasferimento di un paziente da regione a regione, e il viaggio da Lecco a Udine della paziente potrà cominciare. Forse già la settimana prossima un’autoambulanza potrà prelevare Eluana dalla clinica delle suore Misericordine, dove giace da quasi quindici anni, dopo un ricovero al reparto di riabilitazione di Sondrio.

Ora bisogna anche dire che dopo l’esperienza angosciosa dello scorso dicembre, propiziata dalla lettera a sorpresa del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, a casa Englaro, o tra gli avvocati e il neurologo Carlo Alberto Defanti basta nominare la parola “impedimento” per temere il peggio. Ma una maggiore fiducia sulla possibilità di far rispettare la sentenza adesso c’è. Anzi, come dice la curatrice speciale Franca Alessio, “Pensiamo che una svolta nella storia di Eluana Englaro possa arrivare proprio da Udine”.

Renzo Tondo, carnico, il politico che ha sconfitto Riccardo Illy, non ha mai fatto mancare l’appoggio agli Englaro (anzi, era andato da solo a trovare Eluana nella clinica e s’era chiamato fuori dalle prese di posizione del governo romano) e sa benissimo che c’è un profondo rispetto umano per questa vicenda. “Il papà di Eluana – continua perciò Franca Alessio – è più orientato verso questa struttura e le trattative, anche se sono cominciate mercoledì, sono più avanti. C’era già un protocollo operativo, ci sono ragioni affettive sulle quali non entro. Però un fatto è certo, il ventaglio di possibilità oggi si è ampliato e dobbiamo solo ringraziare”.
La clinica di Udine, che ha riaperto la porta, è autonoma del tutto: si paga la sopravvivenza con le rette dei 450 ricoverati, tra i quali molti lungodegenti, qualche ultracentenario e non pochi non autosufficienti. Cinque consiglieri e il presidente sono nominati dal Comune, uno dalle casse di risparmio. E il consiglio d’amministrazione, che resta in carica sino al 2010, a maggioranza si è espresso per il sì all’arrivo di Eluana.

Un sì chiesto anche dal sindaco Furio Honsell a Ines Domenicali: è lei la presidente del cda, dopo aver lavorato per venticinque anni all’Istituto di storia della Resistenza e aver scritto il libro sulla partigiana friulana Virginia Tonelli. Particolare da non sottovalutare, a Udine c’è Amato De Monte, e cioè il primario di Rianimazione che è andato dal neurologo e palliativista di Monaco di Baviera, Gianfranco Borasio, consulente della Chiesa cattolica tedesca, per confrontarsi sulla via più adatta ad accompagnare un paziente in stato vegetativo alla morte. De Monte ha sempre detto: “Ero e resto disponibile”. Nello studio dell’avvocato Giuseppe Campeis si stilerà un nuovo protocollo, simile al primo, poi ci sarà l’ultimo ricovero di Eluana.

Frattanto, la sentenza del Tar della Lombardia, data per probabile ieri, non è stata depositata: non si sa ancora se i magistrati della Terza Sezione sanzioneranno la Regione Lombardia, presieduta da Roberto Formigoni, per non aver rispettato la sentenza della corte d’appello milanese. Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, che insieme al collega dell’Emilia Vasco Errani ha dato ampia disponibilità agli Englaro per il ricovero di Eluana, sinora non ha ricevuto richieste formali. E, in ogni caso, fa sapere che rispetterà la privacy il più possibile.

(24 gennaio 2009)

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