Pubblicato da: liberidiscegliere | gennaio 20, 2009

Il Piemonte apre a Eluana “Siamo pronti ad accoglierla”

TORINO – Dopo tanti no, un sì. Il presidente del Piemonte Mercedes Bresso si è detta disposta ad accogliere Eluana in una struttura pubblica. “A noi non è stato chiesto niente e non ci offriamo, però se ci verrà richiesto, non ci saranno problemi. Ovviamente in strutture pubbliche – ha aggiunto Bresso – perché quelle private sono sotto scacco del ministro”.

Il riferimento è alla disposizione di Maurizio Sacconi che ha vietato agli ospedali – per altro pubblici e privati convenzionati – di interrompere l’alimentazione alle persone in stato vegetativo. Un gesto di aperta sfida al ministro del Welfare quello di Mercedes Bresso, tanto più che il presidente della Regione metterebbe a disposizione una struttura pubblica che farebbe pagare l’operazione di interruzione dell’alimentazione alle casse statali.

Sono sette mesi che la Corte d’appello di Milano ha accolto la richiesta del padre di Eluana di interrompere il calvario della figlia in coma da 17 anni. E sette mesi che le cliniche interpellate dalla famiglia Englaro respingono tutte la richiesta di ricovero. L’ultima è stata la Regione Veneto, ma prima c’erano stati gli hospice dell’Emilia Romagna e prima ancora una clinica di Udine che ha rifiutato per timore che infrangere l’ordine del ministro la costringesse a chiudere per sempre la struttura e licenziare 300 dipendenti.

Controcorrente si fa avanti il presidente della Regione Piemonte che si dice pronta ad accogliere Eluana in un ospedale pubblico: “Lo avevo già detto”, esordisce Mercedes Bresso a Bruxelles per incontrare il presidente della Commissione europea Josè Barroso. “Noi siamo per rispettare la legge. E’ giusto essere preoccupati che non si arrivi ad uccidere le persone che non servono più. Ma in questo caso – ha sottolineato Bresso – c’è stato un lungo iter. C’è una decisione del Tribunale che ha valutato tutte le ragioni di questa situazione. Per cui se ci verrà chiesto, accoglieremo Eluana: per noi non ci sono problemi”.
(20 gennaio 2009)

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