Pubblicato da: liberidiscegliere | gennaio 17, 2009

Papà Beppino: «Ora spero nell’Emilia Romagna»

«Capisco la decisione, hanno avuto paura. Ma vado avanti»

DAL NOSTRO INVIATO
UDINE — Addio Carnia. Ma ci ha sperato. Fino all’ultimo. Prima che la telefonata di Claudio Riccobon gli togliesse il respiro. Per un istante. Non lo dice papà Beppino, ma si sente. Dalla voce che trema al telefono. Dalle parole che arrivano in ritardo. «Sono passati 17 anni e sono ancora a questo punto». L’inferno non è finito. Anzi. Oggi, a meno di un giorno dal 17˚ anniversario dell’incidente di Eluana, la sofferenza appare doppia. Perché il no arriva dalla sua terra, dalla sua gente. Perché questa era l’unica porta d’ingresso per un ritorno alle origini, per ritrovare la pace nei ricordi d’infanzia. In Carnia. Per lui. Come per Eluana.

Ma quella porta si è chiusa per sempre. E salgono il timore di non farcela, la rabbia di sentirsi impotente. Certo, non più la speranza. «Ne prendo atto, è andata così, ma ringrazio la clinica. Lo so che Riccobon ha fatto il possibile». Con chi prendersela? Di sicuro non con Renzo Tondo, il governatore-amico, carnico come lui, poche parole e tanta lealtà. «È sempre stato fedele alla sua posizione, non ha mai cambiato atteggiamento». Giammai con Ferruccio Saro, senatore Pdl, ex socialista come lui, che politicamente ha cercato un varco per venirgli incontro, una soluzione per «attuare le volontà di Eluana».

Entrambi lo hanno appoggiato. Ma il disastro si è compiuto lo stesso. In Friuli. Come in Toscana, e, prima ancora, in Lombardia. Questa volta, però, la ragione è diversa. «Senza l’atto di Sacconi non ci sarebbero stati problemi. Capisco la clinica, hanno avuto paura per l’attività. Ma mi chiedo allora in che Stato siamo se non si riesce a eseguire una sentenza passata in giudicato, se un ministro può impedire che un cittadino metta in pratica un decreto definitivo». Parole che si ripetono. Poi lo sconforto passa. Come gli è già successo, tra una legnata e l’altra, durante la lunghissima battaglia giudiziaria.

E il pensiero va al futuro. «Mi aspetto una presa di coscienza, che la mia storia non smetta di far pensare: ai nostri diritti fondamentali, al fatto che siamo interlocutori e non servi». Nel cuore sempre la sua Eluana: «Si troverà un’altra soluzione per fare le sue volontà». All’orizzonte già si intravede uno spiraglio. Non solo il ricorso al Tar della Lombardia, ma anche un nuovo approdo in Emilia Romagna, come il presidente Errani e il suo assessore alla Sanità hanno ipotizzato: «So che cosa hanno dichiarato e non lo escludo, l’importante è che si verifichino le condizioni per non essere abbandonato all’ultimo minuto». Addio Carnia. Ora si ricomincia.

Grazia Maria Mottola
17 gennaio 2009

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